Lastrame in Porfido del trentino e Pietre Naturali - Colombini Spa

   

Il lastrame è ottenuto direttamente già alla fine delle operazioni di cernita del materiale grezzo abbattuto. Esso è costituito da lastre di porfido di forma irregolare distinte in vari tipi in base al loro spessore e alle loro dimensioni. Viene definito anche “palladiana”, “opus incertum” o “mosaico”, a causa della forma irregolare delle lastre di porfido. La faccia superiore (di calpestio) è il piano naturale, dunque senza eccessive rugosità o variazioni di piano, ed i bordi sono a spacco irregolare.
Viene impiegato per la formazione di pavimentazioni esterne (marciapiedi, cortili, vialetti, giardini, ecc.) e di rivestimenti (muri stradali e di edifici, terrazze, ecc.).
Il lastrame è la pavimentazione economicamente più conveniente, ma soprattutto è dotato di una grande resistenza e di molteplici effetti cromatici.

POSA IN OPERA
La posa in opera comincia con la pulizia minuziosa della superficie sottofondo da polvere o altre impurità, bagnandola poi prima di stendere la malta di allettamento molto asciutta. Lo spessore della malta deve essere minimo di 2 cm e massimo di 6 cm che, sommati allo spessore delle lastre, determinano la quota di ingombro dello strato di pavimentazione sovrastante il sottofondo. Una volta determinate le pendenze (mai inferiori all’1%) ed i riferimenti relativi ai punti fissi, verrà stesa la malta sufficiente per collocare in opera 2 o 3 pezzi. Le lastre a questo punto dovrebbero essere lavate per liberarle dalla polvere, dal terriccio o da altre impurità che ne pregiudicano l’adesione alla malta di allettamento; esse vengono poi collocate sul letto di posa e, una volta livellate alle stesse quote delle lastre contigue, battute delicatamente con un martello di gomma, finché la superficie inferiore delle lastre non appoggia nella sua interezza alla malta sottostante. Ai fini di un corretto ancoraggio e per una resistenza ottimale ai carichi risulta fondamentale che tra la superficie delle lastre e la malta nono si creino dei vuoti; le fughe tra un pezzo e l’altro, invece, non dovrebbero mai superare i 2-3 cm.

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